Nelle scorse settimane, terminata la Camminata CamandoninaJust Walk it! World edition con 201 iscritti tra adulti e minori di 14 anni, abbiamo devoluto 2550 euro al Centro nutrizionale Ngome di Iringa in Tanzania. Il centro accoglie e assiste bambini affetti da malnutrizione più o meno grave, che non hanno bisogno di un ricovero ospedaliero. 

Quanto è diffusa la malnutrizione?

Nei paesi in via di sviluppo 1 bambino su 3 è affetto da malnutrizione, che causa il 35% delle morti tra i bambini sotto i 5 anni e rende vulnerabile la salute dei piccoli fino a essere responsabile, nell’11% dei casi, della maggiore esposizione alle malattie infantili (dati UNICEF).

La malnutrizione è uno dei problemi infantili più gravi nell’Africa sub-sahariana. Può essere acuta, e in questo caso è caratterizzata da una rapida perdita di peso, o cronica e caratterizzata da una scarsa crescita del bambino se rapportata alla sua età. Inoltre, condiziona lo sviluppo fisico e intellettivo del bambino ed è la causa di una resistenza limitata alle malattie.

La malnutrizione danneggia il corpo e la crescita della persona nella società

Spiega Margherita Bonino, neuropsichiatra infantile e membro del Consiglio direttivo della Fondazione Maria Bonino, che i bambini cresciuti in condizioni caratterizzate da povertà, limitato accesso alla scolarizzazione precoce, assenza di cure attente, deprivazione nutrizionale e infezioni, sono esposti a un rischio sociale, e di salute, il cui impatto ha una ricaduta su tutta l’esistenza, con conseguenze che si manifestano dal ritardo dello sviluppo psicomotorio allo scarso rendimento scolastico, allo sviluppo di malattie croniche e di patologia mentale, alla scarsa produttività economica.

Si stima che nei paesi sottosviluppati, circa un terzo dei bambini sotto i 5 anni rischi di non raggiungere il proprio potenziale di sviluppo a causa della povertà e del rallentamento della crescita. Inoltre, i bambini che nei primi 5 anni di vita rimangono indietro rispetto alle proprie aspettative di sviluppo sono a loro volta a rischio di sviluppare problemi di apprendimento e socio-emotivi all’ingresso della scuola primaria.

Possono essere danneggiati l’apprendimento e la memoria

Nonostante il grosso dello sviluppo cerebrale avvenga dalle prime settimane dopo il concepimento al primo anno di vita, prosegue Margherita Bonino, l’alimentazione e l’infiammazione durante l’infanzia possono influenzare il numero di sinapsi e l’integrità della mielina con conseguenze a carico degli apprendimenti, della memoria e delle funzioni esecutive.

L’insicurezza alimentare e l’accesso inadeguato ad una dieta varia, sana e nutrizionalmente adeguata hanno un impatto sul neurosviluppo a causa del non equilibrato apporto di macro nutrienti, cioè di carboidrati e grassi, e di micro nutrienti come la vitamina B12, lo iodio, il ferro, lo zinco, che sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso.

Pertanto i bambini in età scolare, cresciuti in contesti di insicurezza alimentare, sono a rischio di sviluppare problemi didattici e comportamentali correlati alla mancanza di nutrienti e allo stress associato all’inadeguato apporto alimentare.

I bambini con disabilità sono esposti a un rischio maggiore di deficit nutrizionale

Importante notare come i bambini con disabilità siano esposti ad un maggior rischio di deficit nutrizionali a causa delle eventuali difficoltà ad alimentarsi e delle minori opportunità di accesso all’educazione, nonché della tendenza a lasciare in disparte questi bambini favorendo quelli senza disabilità.

Va inoltre osservato che, tanto quanto la ridotta nutrizione, anche l’eccessiva nutrizione e l’obesità si associano a problemi cognitivi. Oltre ad un’adeguata nutrizione si è osservato che il neurosviluppo è fortemente dipendente da un accudimento attento e da una precoce scolarizzazione.

Pertanto interventi che integrino la corretta alimentazione con il favorimento di un accudimento attento e di un’accesso alla scuola precoce sono raccomandati, mostrando evidenze di maggior impatto sui risultati cognitivi rispetto ai singoli interventi non integrati.

L’attività al Centro Ngome nell’ultimo anno

Al Centro Ngome di Iringa, nell’ultimo anno, sono stati seguiti 174 bambini. Per un centinaio di loro è stata sufficiente una consulenza medica mentre per i restanti 74 è iniziato un percorso di accompagnamento capace di rispondere alle esigenze familiari di ciascuno di loro per curare la malnutrizione soprattutto dei più piccoli. I bambini vivono spesso con un solo genitore, per lo più la mamma, che giovanissima provvede come può al loro sostentamento.

Il Centro Ngome garantisce un intervento tempestivo salvavita pagando il trasporto dei bambini che provengono dalle zone periferiche della città di Iringa o dai villaggi o che risiedono al di fuori della provincia. Fornisce, inoltre, mezzo litro di latte al giorno per 4 mesi a chi è affetto da malnutrizione grave. Il latte viene dato anche ai bambini rimasti orfani, o che non possono più essere allattati al seno perché la mamma scopre di essere sieropositiva o è affetta da patologie psichiatriche e non vuole più allattare.

Un libro di ricette per imparare a fornire il giusto apporto calorico

Alle mamme viene insegnato come svezzare i propri figli e come cucinare loro cibi contenenti il giusto apporto calorico. Per fare questo, il Centro Ngome ha anche pubblicato un libro di ricette che insegna come utilizzare gli ortaggi, fagioli e verdure come la foglia della patata dolce, coltivati nell’orto all’interno del centro. Spesso, infatti, la malnutrizione è dovuta all’ignoranza delle mamme.

News