Formazione triennale nella Scuola per Ostetriche

La consegna dei primi 20 diplomi avvenuta nel luglio 2017, senza nessun abbandono malgrado le difficoltà di un Paese devastato dalla guerra civile, è motivo per sostenere con forza la realizzazione del ciclo di formazione triennale 2019-2021 di personale qualificato nel settore materno-infantile.

Annessa all’Ospedale di Lui, nella parte meridionale del Sudan del Sud, esiste una Scuola per la formazione di personale ostetrico che, riaperta nel 2014 grazie al sostegno finanziario e operativo di Medici con l’Africa Cuamm, ha seguito in un percorso di studio triennale, e regolarmente abilitato nel luglio 2017, i 20 studenti che l’hanno frequentata.

Nonostante le molte difficoltà di questo angolo di Africa, dalle precarie condizioni economiche e di sicurezza per via della guerra civile, tutti e 20 gli aspiranti diplomati, ragazzi e ragazze, hanno conseguito il diploma, tra i primi in Sud Sudan, un paese che cerca tra mille difficoltà di strutturare servizi sanitari per la popolazione più bisognosa. Non a caso, insieme a numerose altre autorità politiche e religiose del Paese, ha partecipato alla consegna dei diplomi il ministro della Sanità (nella foto insieme ad una neo diplomata e al direttore di Cuamm don Dante Carraro).

Con il supporto operativo dei Medici con l’Africa, nel triennio 2019-2021 la Fondazione Maria Bonino impegnerà i proventi derivanti dal 5 x 1000 nel progetto della Scuola per Ostetriche di Lui, perché, migliorata nelle strutture e nei mezzi didattici, possa avviare nuovi cicli formativi triennali allo scopo di formare personale medico qualificato, esigenza prioritaria negli interventi a favore della salute materno-infantile in Africa.

Il progetto si avvale della collaborazione non solo del governo sud-sudanese (il quale tuttavia non ha risorse economiche da dedicarvi), ma anche dell’ospedale di Lui gestito dai Medici con l’Africa, in cui avvengono i tirocini formativi. Lui, situato nello stato di Amadi, è un centro sanitario di riferimento per una popolazione stimata di 179.000 persone distribuita su un’area rurale molto ampia. I diplomati nel 2017 hanno trovato subito tutti lavoro.
Gli aspiranti diplomandi, scelti da selezione governativa, provengono da tutto il Paese, così che la Scuola di Lui, multietnica ed a respiro nazionale, offre agli studenti e al personale l’opportunità di convivere e collaborare superando le profonde divisioni acuite dal conflitto.

Sul territorio non ci sono ginecologi sud sudanesi e i parti assistiti da un’ostetrica sono 1 ogni 20 mila. 789 donne ogni 100.000 nuovi nati muoiono di parto. Oggi le mamme sono maggiormente tutelate, accolte 1 mese prima del parto nella casa di attesa che si trova vicino all’Ospedale, attendono lì il momento del ricovero. Gli studenti hanno, in questo modo, la possibilità di imparare come seguire dal punto di vista clinico e psicologico le future mamme.

 

Inaugurazione del nuovo ciclo di studi. Triennio 2019-2021

 

Gli studenti all'inaugurazione dell'anno accademico

Gli studenti all’inaugurazione dell’anno accademico

 

Le lezioni sono iniziate l’8 aprile 2019 e la cerimonia ufficiale, quella che inaugura il primo dei tre anni accademici, è stata celebrata il 27 agosto alla presenza del Ministro della Salute Sudsudanese. ll primo anno di corso è terminato il 31 marzo 2020 dopo 360 ore di insegnamenti teorici e 280 ore di pratica in aula come prevede il programma ministeriale.

Ogni studente, per potersi laureare deve assistere a 50 parti in tre anni e il numero di studenti maschi è superiore a quello delle studentesse perché sono gli uomini ad avere maggiormente accesso all’istruzione.


Come si svolgono le lezioni e che cosa fanno gli studenti?

Le lezioni teoriche e le esercitazioni pratiche in aula hanno occupato l’intera settimana da aprile a luglio 2019 mentre, successivamente, sono proseguite al mercoledì e al sabato per permettere agli studenti di svolgere il tirocinio nell’Ospedale di Lui. Si sono avvicendati nei reparti di Pediatria, Maternità, Chirurgia, Medicina e nel Dipartimento di assistenza prenatale. Il tirocinio lavorativo è durato 640 ore e il livello di apprendimento è stato verificato settimanalmente con dei test. Le tutor e la Preside hanno garantito il monitoraggio costante di ciascun iscritto, prevedendo sessioni di ripasso e di verifica straordinarie per chi aveva difficoltà. A settembre 2019 c’è stata la prima sessione di esami alla quale è seguita una sessione di recupero a dicembre. Successivamente sono riprese le lezioni. L’anno accademico è terminato il 31 marzo scorso.

Il confronto tra medicina e cure tradizionali locali

In Sud Sudan sono ancora molto seguite le cure tradizionali locali mentre la medicina scende a patti accettando che i pazienti più diffidenti si affidino ad esse con la promessa di ricorrere successivamente alle cure mediche per porre rimedio ai danni, soprattutto quelli gravi, eventualmente subiti. Per scardinare i falsi miti i medici e il personale sanitario insegnano ai bambini nelle scuole la differenza tra i diversi tipi di cura contribuendo a formare una conoscenza scientifica.

 

Cos’hanno fatto gli studenti durante la chiusura della scuola per il Coronavirus?

Gli studenti hanno terminato l’anno accademico una decina di giorni prima del lockdown e sono rientrati nelle loro case senza poter riprendere il 2° anno per la chiusura delle scuole prevista dalle misure governative di contenimento del contagio. Per garantire la continuità didattica è stato consegnato loro il programma di studio, che hanno seguito autonomamente a casa mentre il livello di apprendimento è stato valutato dai tutor con i quali sono costantemente in contatto telefonico.

La preside ha continuato a lavorare all’Ospedale di Lui per discutere con i capi reparto l’organizzazione del tirocinio che gli studenti dovranno fare una volta rientrati a Scuola. Ha definito anche come dovranno essere preparati e supportati per poter operare in modo conforme alle regole di prevenzione e di contenimento dell’epidemia da coronavirus e su come potranno essere coinvolti in alcune delle attività di risposta all’infezione.

La qualità della didattica, sia teorica sia pratica, è uno dei valori aggiunti ampiamente riconosciuti all’Istituto di Scienze Sanitarie di Lui, superiore a quella del resto del Paese. E il fatto che l’Istituto sia annesso all’Ospedale, dove gli studenti possono fare pratica seguiti da personale qualificato, è una situazione unica in Sud Sudan.

Il Coronavirus in Africa e in Sud Sudan

In Africa il picco dell’epidemia è atteso per l’estate. I casi di positività al virus accertati sono circa 100 mila ma l’esiguo numero di tamponi eseguiti non permette di sapere se chi ha difficoltà respiratorie e tosse ha contratto la malattia. In Sud Sudan, per la scarsità di strumentazione, è possibile fare solo 100 tamponi al giorno e gli Stati con il maggior numero di malati sono l’Egitto, il Marocco, l’Algeria e il Sud Africa. Il Camerun e la Nigeria sono i paesi maggiormente colpiti nell’Africa occidentale mentre in quella Orientale preoccupa la Tanzania. La mortalità sembra però essere contenuta. La popolazione è giovane. Il 50 per cento ha meno di 18 anni e, come nel resto del mondo, preoccupa la concomitanza con fattori di rischio come il diabete, che interessa un numero sempre maggiore di persone.


Cosa si sta facendo in Sud Sudan?

All’Ospedale di Lui viene eseguito il triage all’ingresso ed è stata creata un’unità di isolamento nella quale vengono ricoverate le persone con tosse, febbre e dispnea allo scopo di non contaminare l’Ospedale. Poiché la popolazione ha paura a recarsi nei luoghi di cura si sta lavorando sulle informazioni che riguardano i comportamenti da tenere per evitare il contagio come lavare le mani con sapone e usare le mascherine di cotone. Si spiega che il coronavirus non è una maledizione divina ma una malattia dalla quale è possibile proteggersi e, soprattutto, che non colpisce solo la fascia ricca della popolazione, quella che può permettersi di viaggiare, ma è un virus che può contagiare tutti.

Il governo ha messo in atto misure stringenti soprattutto per limitare il movimento delle persone da una zona all’altra del paese. Ha imposto il lockdown: sono state chiuse le scuole, l’aeroporto e le vie d’accesso al Paese. E’ stato deciso il coprifuoco alle ore 18. Ma poiché è difficile far mantenere il distanziamento non si può definire il lockdown totale. Il maggior numero di malati è concentrato a Juba dove quello dei morti è salito a 6. Chi ha sintomi lievi viene seguito a casa allo scopo di proteggere gli Ospedali.

 

Una stagione difficile aggravata da malaria e coronavirus

Il Sud Sudan dovrà far fronte a una stagione in cui la malaria rischia di diventare ancora più pericolosa se il Coronavirus dovesse diffondersi. Il personale sanitario si sta impegnando duramente per evitare che ciò accada lavorando ogni giorno intensamente per formare il personale a gestire un’emergenza sanitaria e cercando di educare la popolazione a poche buone pratiche come lavarsi le mani, che possono fare la differenza.

 

La mappa del contagio aggiornata al 3 giugno 2020

 

994 casi positivi confermati e 10 deceduti