Progetti Conclusi

 Uige

Formazione di personale sanitario a Uige (Angola)

L’obiettivo del progetto è stato quello di contribuire, con interventi mirati sulla formazione degli operatori, alla auto-sostenibilità del programma sanitario angolano per la tutela della salute e del benessere delle popolazioni locali. La decisione a sostenere questo programma insieme a Medici con l’Africa Cuamm è nata dalla grave carenza professionale di gran parte del personale medico in Angola, più volte denotata da Maria Bonino, carenza che spesso rende vani e quasi sempre meno efficaci gli sforzi del personale medico più preparato.

Il progetto, svolto nel 2008/2009, ha previsto interventi di formazione permanente dei quadri sanitari della provincia di Uige, nel Nord dell’Angola, proprio nel luogo dove Maria aveva operato negli ultimi anni. Si è rivolto in modo particolare alla assistenza integrata delle malattie dell’infanzia (AIDI), alla salute materna, compresa una corretta identificazione delle situazioni ad alto rischio ostetrico, e alla formazione di tecnici di laboratorio al fine di migliorare i servizi diagnostici.

L’aggiornamento del personale sanitario in servizio nella provincia, circa 500 infermieri per la maggior parte di livello base, ha portato alla loro qualificazione ad un livello medio, raggiunta tramite seminari AIDI e moduli di salute materna, oltre che tramite supervisioni dell’attività svolta dai formandi nelle aree sanitarie periferiche ove operano. Il programma ha previsto inoltre la formazione di nuovi infermieri di livello medio (circa 120 unità/anno) e l’aggiornamento della preparazione di 14 tecnici di laboratorio operanti in 8 laboratori della provincia.

Nel 2009 si sono tenuti seminari di aggiornamento per il personale già in servizio e si sono diplomati 94 nuovi infermieri. A maggio 2009 sono anche iniziati due nuovi insegnamenti: gestione del laboratorio analisi e radiologia, perché nella zona di Uige esistono laboratori attrezzati per le diagnosi, ma non tecnici che sappiano utilizzarli. 25 alunni hanno frequentato il corso di laboratorio e 40 quello di radiologia.

Il programma è stato svolto in loco da Medici con l’Africa Cuamm, in accordo con la Direzione Sanitaria Provinciale di Uige presso l'Istituto de Saude, che è stato appositamente ammodernato. Al costo totale del progetto, di 560.000 euro, la Fondazione ha contribuito con un intervento di 45.000 euro.

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 Chiulo

Fornitura di farmaci urgenti per l’ospedale

Questo intervento, compiuto nel 2006, ha permesso di garantire continuità terapeutica con farmaci essenziali all'ospedale di Chiulo, città della provincia del Kunene nel sud dell’Angola.
L'ospedale è un’unità sanitaria di 2º livello e dispone di 200 letti e dei fondamentali reparti: pronto soccorso, pediatria, medicina e chirurgia, maternità, tisiologia, laboratorio analisi, radiologia, sala operatoria, ecc..

Dal 2000 Medici con l’Africa Cuamm appoggia la diocesi cattolica locale nella gestione dell’ospedale e lavora in accordo con la direzione sanitaria provinciale e col governo della provincia del Kunene: in particolare fornisce il personale medico e la maggior parte dei farmaci utilizzati nell’ospedale stesso.

L’attività clinica durante gli anni è progressivamente aumentata, anche per la distribuzione di ambulanze da parte del governo ai posti di salute periferici, essendo Chiulo ospedale di riferimento per tutta la zona nord del Kunene. Si è pertanto osservato un incremento regolare nelle visite ambulatoriali (quasi raddoppiate dal 2002 al 2005) e una riduzione del tasso di mortalità bruta dal 4,7 al 3,2%.
Nell’ospedale la visita dei pazienti é gratuita, mentre i malati pagano una quota minima per l’acquisto di farmaci, per le analisi, le radiografie e le operazioni: i prezzi dei farmaci sono mantenuti a un valore simbolico, per permettere il trattamento di tutte le persone.

Il sostegno finanziario all’ospedale da parte del governo angolano non è per ora sufficiente a coprire tutte le spese. In particolare, si è resa impellente l’esigenza di acquistare i farmaci da utilizzare nell’anno 2006, cui la Fondazione Maria Bonino ha contribuito con 6.000 euro per l’acquisto dei più urgenti.

Si considera infatti necessità prioritaria la disponibilità di farmaci per l’operatività del personale medico, ben consci del disagio profondo che l’impossibilità ad intervenire con terapie adeguate possa suscitare in chi opera in condizioni già di per sé precarie e difficili. Disagio e frustrazione più volte emersi, sempre in Angola e per le stesse ragioni, dai racconti di Maria.

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 Uganda Stop-TB

Stop alla tubercolosi in Uganda

Obiettivo del progetto: la auto-sostenibilità nel ridurre la diffusione e la mortalità dovuta alla tubercolosi, sviluppando nel sistema sanitario locale le capacità di diagnosi e di cura in modo capillare presso le comunità e i villaggi.

Il sostegno finanziario da parte della Fondazione Maria Bonino all’articolato progetto "Sviluppo ed espansione della strategia del trattamento della tubercolosi su base comunitaria in otto distretti dell’Uganda", elaborato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità ed organizzato e gestito da Medici con l’Africa Cuamm e da istituzioni sanitarie locali, è stato deciso nel marzo 2007.

La tubercolosi (TB) è ancora una delle più gravi e diffuse malattie nel mondo, soprattutto nei Paesi più poveri di Asia e Africa, dove l’infezione da HIV-AIDS favorisce la diffusione di questa malattia. Il trattamento dei malati a domicilio, mediante il lavoro di una rete di infermieri specializzati in grado di seguirli nella loro comunità e con la partecipazione di essa (strategia denominata CB-DOTS), è provato essere lo strumento migliore per combattere la diffusione dell’infezione e ridurre la mortalità. Il progetto Uganda STOP-TB prevede pertanto la formazione e l’attenta supervisione del personale delle unità sanitarie periferiche, ma anche il potenziamento dell’integrazione dei sevizi rivolti ai malati, purtroppo frequenti, sia di HIV che di TB.

L’Uganda è uno degli stati con la più alta prevalenza di TB (112.000 persone malate con un’incidenza nella popolazione di + del 4 ‰), anche perché è uno dei più colpiti dall’AIDS. Il piano di emergenza lanciato in Uganda intende potenziare l’attuazione della strategia CB-DOTS in 8 distretti del Paese, localizzati nelle Regioni del West Nile, Centrale e Karamoja.

Maria aveva operato ad Arua, nel West Nile, negli anni 2001/02 come responsabile del Coordinamento dei Servizi Territoriali, ed ha conosciuto quasi tutte le città, i paesi e i villaggi interessati da questo intervento. Anche per questo il sostegno a STOP-TB in Uganda assume un particolare significato, considerando anche che, della popolazione che beneficerà del progetto (circa 3.200.000 persone), la maggior parte sono bambini.

Il primo intervento volto a sostenere l’espansione della strategia CB-DOTS, è iniziato in Uganda nel 2005 e si è concluso nell’ottobre 2006. La Fondazione Maria Bonino, in partnership con OMS, Medici con l’Africa Cuamm e la locale Uganda Stop TB, ha partecipato con 45.000 euro a sostenere il secondo piano d’intervento della durata di 8 mesi a partire dal marzo 2007. In questo periodo, in 4 distretti del West Nile si sono grandemente potenziate le attività dei servizi distrettuali locali, mediante l’intensa formazione di supervisori distrettuali nelle procedure di diagnosi, nella prescrizione delle cure, nella gestione dei farmaci, negli esami di laboratorio.

Con la fine del 2007 si è conclusa la partecipazione della Fondazione, che, intervenendo a sostenere il progetto nel corso di un gap dei finanziamenti internazionali, ha reso possibile il proseguimento del progetto stesso e il consolidamento degli obiettivi. Nel 2008 Uganda STOP TB è stato esteso ad altri due distretti del Karamoja e ha sempre più potenziato la strategia d'intervento capillare sul territorio.

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 Rimpatrio Volontari


Non è affatto certo che Maria Bonino, una volta contratto il morbo di Marburg (febbre emorragica virale), si sarebbe salvata se tempestivamente rimpatriata. Tuttavia, tra gli scopi della Fondazione, vi è anche quello di “battersi affinché vengano istituiti nel nostro Paese dei precisi protocolli di intervento a favore di coloro che, come è successo a Maria Bonino, trovandosi all’estero per motivi umanitari e dopo aver contratto una malattia, necessitano di precisi controlli clinici, cure ed eventuale immediato rientro in patria”.

Proprio a seguito delle difficoltà drammaticamente emerse nel trasferire Maria dall’Angola all’Italia, le linee guida per il protocollo interministeriale di rimpatrio di pazienti altamente contagiosi sono state definite nel 2006, grazie alla collaborazione di Don Dante Carraro di Medici con l’Africa Cuamm e all’intervento del dott. Guido Bertolaso, responsabile nazionale della Protezione Civile. Tale protocollo nel caso di voli umanitari si avvale per il trasporto dei pazienti di particolari tende da isolamento (modelli ATI e STI) attrezzabili su aviomobili e su ambulanze. Ha inoltre previsto l’apposito addestramento di medici dell’Aeronautica Militare Italiana per la gestione dei trasportati. In Italia esistono due ospedali specializzati di riferimento (l’AO Sacco di Milano e l’INMI Spallanzani di Roma), entrambi recentemente ristrutturati e potenziati dalla Protezione Civile per tali emergenze.

Per sollecitare un volo umanitario dall’estero all’Italia, le autorità nazionali del Paese coinvolto devono rivolgersi al Consolato o all’Ambasciata Italiana; il Ministero degli Esteri Italiano, tramite l’Ufficio Voli di Stato, organizza il volo.

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 Manuale pediatria

La Fondazione si è interessata, sin dalla sua istituzione, della necessità di diffondere protocolli e linee-guida diagnostico-terapeutici per il personale sanitario operante in Africa.

A seguito della pubblicazione, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di un aggiornato Manuale di Pediatria in lingua inglese, portoghese e oggi anche francese e russo, dal titolo "Pocket book of hospital care for children - Guidelines for the Management of Common Illnesses with Limited Resources" (WHO, 2005), disponibile on-line all'indirizzo:
http://www.who.int/child_adolescent_health/documents/9241546700/en/index.html
frutto del lavoro di medici angolani e della cooperazione italiana, la Fondazione sta elaborando:

• programmi di sostegno per la diffusione di questo importante e prezioso strumento di lavoro, per ora l'unico veramente utile ed efficace;
• programmi di integrazione e ampliamento dei protocolli per un riconoscimento precoce dei focolai di febbre emorragica (la malattia che ha colpito Maria e molti altri), al fine di rendere più tempestivi ed efficaci gli interventi da mettere in atto nelle diverse realtà sanitarie africane.

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